lunedì 3 agosto 2015

P.



Adesso parlerò di P.
Non potevo descriverla nel ricordo di quegli anni, perché non c'era ricordo.

Così parlerò di P. per come l'ho conosciuta dopo.

Come ho scritto P. è una fotografa, e ci tengo a ribadire questo concetto perché questo non è un lavoro, è una condizione dell'anima.
Lei è fotografa sempre, anche senza la macchina fotografica.

P. è una donna difficile da conoscere e da descrivere.
Come le cose più belle, ci vogliono anni per scoprire come sono fatte realmente, per apprezzarne realmente la vera essenza.
E' sempre una sorpresa, perché alcuni aspetti del suo carattere, della sua vera natura, li ho conosciuti solo ultimamente e la conosco da quasi 20 anni!
Un po' come quelle musiche che quando le ascolti la prima volta non le capisci, la seconda volta senti alcuni dettagli, poi sempre di più, fino a capire che sono pezzi di cui non ti stancherai mai, perché così complessi da regalarti sempre nuove emozioni.

P. difficilmente si mostra, la sua essenza la vedi dentro le sue foto.
Per lei credo sia difficile mostrarsi, aprire per fare entrare.
Quindi quello che si riesce a scoprire si intravede solo in certi momenti, quando si distrae.
La sua vera natura è estremamente dolce e accogliente, femminile e materna, una natura morbida.
P. appare molto più dura di quello che è in realtà, a volte inganna, ma a me non mi inganna più e le voglio bene per questo. Perché la sua durezza è in realtà un muro difensivo per proteggere una natura delicata.

Io e P. dopo gli anni al CRT ci siamo perse di vista per un lungo periodo, poi ci siamo ritrovate e abbiamo cominciato a lavorare insieme a vari progetti, che ogni volta ci inventavamo.
Ma ne parlerò più avanti. Il nostro modo di lavorare insieme si è perfezionato negli anni, e lavorare insieme ci ha fa fatto comunicare in modo diverso.

Io so che P. leggerà queste cose che ho scritto.
Un po' ho paura.
Ma un po' no.

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