Alla mattina dopo aver bevuto il caffè esco in giardino, mi siedo e penso alle cose che devo fare, a come stanno andando le cose, al mio corpo che ha sempre dolori in varie parti.
Penso ai gattini, a tutto.
Ma adesso, da un po' di tempo, penso al fatto che non ti posso più parlare, a volte scatto in piedi perché il mio cervello mi suggerisce di provare a telefonarti.
Ma io non ho il numero.
Allora si apre la voragine che mi crea il senso di vertigine, non ti posso più parlare, non posso più sentire la tua voce.
Le tue mani.
Non possiamo più ridere delle battute che fai.
Nessuno più mi chiama: la mia bambina, nessuno più mi chiamerà così.
Mi manca arrivare e vederti aspettare me.
A volte il mio corpo è il tuo stesso corpo, a volte la mia voce è la tua stessa voce.
Ma non è la stessa cosa.
Manca e sempre mancherà, fino a sempre.
Una vita a cercarti a desiderarti, per arrivare ad averti solo adesso che eri immobile e fragile come un vaso di vetro, senza aria per respirare. Così adesso ti potevo abbracciare senza il pudore, adesso ti potevo avere per me come non era mai stato possibile.
Adesso eri un po' tu la mia bambina e ai dottori mi sbagliavo e dicevo: sono la madre di...
Adesso ho il tempo per ricordare tutte le parole, di ricordare bene per trovare un messaggio, un senso.
Ti sei preparata e come hai fatto tutta la vita sei partita senza dare noia a nessuno, per non pesare, per non dare fastidi.
Mi hai detto: Mi sento forte, mi sento una forza incredibile dentro, da oggi tutto cambierà, distruggo tutto, ricomincio tutto da capo.
Spero che sia così, spero che sia possibile e che tu sia riuscita a ricominciare tutto da capo.
Mamma.

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