venerdì 28 agosto 2015

esserini



Mi risulta difficilissimo mettere in ordine temporale gli avvenimenti e credo di aver dimenticato una parte fondamentale del puzzle.
Nel periodo in cui lavoravo a Milano andavo avanti e indietro in treno, un giorno mentre viaggiavo in una sorta di dormiveglia ho avuto come un'illuminazione, nella testa mi sono arrivati gli esserini. 
Io credo davvero che siano venuti da soli, perché ero così agitata e avevo una grande frenesia da non riuscire a stare seduta. Ho immaginato qualcosa che potesse parlare all'anima delle persone, alla parte infantile delle persone. Da quel giorno ho cominciato a disegnare freneticamente e continuamente, come se dovessero uscire fuori dalla mia testa queste creature. Avevo anche studiato un sistema per disegnare senza pensiero, così mentre telefonavo o parlavo con qualcuno la mia mano continuava a disegnare. Le immagini che uscivano erano sorprendenti e diverse dal mio solito modo di disegnare.
Ma non mi bastava, volevo renderli tridimensionali, volevo che prendessero forma, che si potessero tenere in mano, così siccome in quel periodo frequentavo spesso la sorella di D. che era brava a cucire, le chiesi se aveva voglia di provare a trasformare i disegni in pupazzi di stoffa.
La sorella di D. era giovane ma brava e determinata, mi seguiva fiduciosa nel mio progetto visionario. Ricordo che fin da allora le dicevo che questa era un'idea potente e che avrebbe avuto successo, ne ero sicura.
Prendemmo i disegni e realizzammo i pupazzi esattamente come erano stati disegnati, quindi se nel disegno l'esserino era storto o senza una gamba perché finiva il foglio, veniva realizzato così. Il risultato era per me meraviglioso erano identici ai disegni! Erano come usciti dal foglio.
Erano così vivi che volevo renderli ancora più veri, volevo mettergli un cuore, un'anima, così decisi di mettergli un sasso al posto del cuore.
Tutto questo che scrivo così in poche righe, spiega in realtà un uragano di emozioni e di frenesia che in quel periodo travolgeva me, la sorella di D., sua madre e lo stesso D. Credo che sia questo il motivo per cui non ricordo niente del periodo in cui lavoravo al CRT di Milano. Ero solo per gli esserini, ero il loro tramite per arrivare sul pianeta terra.
Questo che scrivo sembra scritto da una matta esaltata, ma in fondo io credo che sia così in generale per tutte le idee, non sono nostre, arrivano da non so dove e ci usano per scendere qui, siamo solo il tramite. Siamo il tramite dei pensieri, siamo portatori di amore o di odio, di grandi e piccole idee, siamo trasformatori o conduttori.

Così avevo realizzato tanti pupazzi storti, alcuni senza un occhio, senza un braccio, alcuni grandissimi, alcuni piccolissimi, fatti con i maglioni, giacche vecchie e felpe rotte. Ma tutti con un cuore di sasso.
Li trovavo bellissimi. Volevo che qualcuno li vedesse e così assieme alla sorella di D. abbiamo partecipato alla fiera del paese dove viveva, ci hanno dato una stanza del comune e lì abbiamo installato la prima mostra degli esserini.
Il nome esserini l'ho deciso proprio per quella mostra.

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