Ieri sera pensavo, che questo mio esperimento è difficilissimo perché racconto il passato, ma nel frattempo la mia vita va avanti, e quindi non riuscirò mai ad arrivare al presente attuale, ma in questo modo ho anche scoperto che il presente attuale non esiste perché per quanto io cerchi di rincorrerlo lui fugge subito via. Inoltre ho anche pensato che la maggior parte delle cose che sto vivendo le dimenticherò, perché la memoria è come un disco che viene continuamente riscritto con nuove informazioni, tante informazioni vecchie vanno perse aggiungendo delle nuove informazioni che a loro volta verranno cancellate dalle nuove arrivate.
Comunque cercando di non impazzire, vado avanti con i ricordi che mi sono rimasti del passato e vediamo cosa succede.
La fotografa
In questa parte della mia vita parlerò di quando dopo alcuni anni passati a lavorare per la compagnia di GBC di Roma, sono passata a lavorare per il CRT di Milano, un centro di ricerca teatrale che produceva diversi spettacoli italiani.
Di questa parte della mia vita in realtà non ricordo quasi più niente, c'è come un buco nero, come se in quegli anni non fossi esistita.
Però ne voglio parlare perché in quel periodo ho conosciuto una persona che ancora frequento e con cui sto ancora lavorando, una persona importante della mia vita.
Lei si chiama P.
E' una fotografa.
Ha la mia stessa età e quando l'ho conosciuta faceva le foto di scena e io dovevo occuparmi di tutta la parte grafica relativa alle produzioni del CRT.
Eravamo giovani.
Quando ho detto a P. che stavo scrivendo la storia della mia vita, lei mi ha detto: racconta di quel giorno in cui mi hai regalato una rosa perché era il mio compleanno.
Ma io non mi ricordo.
Io non avevo mai lavorato a stretto contatto con un fotografo e non sapevo cosa significasse, così quando P. mi dava le sue foto, io le tagliavo tutte, oppure le modificavo, le dipingevo.
Poi ho capito che non si doveva fare.
P. mi ha fatto capire chiaramente che non lo dovevo fare.
Mai più.
E infatti non lo faccio più.
Scrivo ora le uniche cose che ricordo di quel periodo:
Un giorno ho litigato così tanto con il direttore del CRT che poi mi veniva da piangere, era durante una riunione, in quell'occasione P. mi ha calmata e mi ha detto che non dovevo fare così, mi ha consolata.
Poi ricordo una sera che sono stata ospite a casa di P. e il suo fidanzato di quel periodo, mi ricordo che P. aveva cucinato un pesce e io l'avevo spinato, perché avendo sempre lavorato al ristorante lo sapevo fare e P. si era stupita di questa mia abilità nascosta.
Poi ricordo che un giorno ho regalato a lei e al suo fidanzato una maglietta dipinta a mano da me stessa.
L'ultimo, e più bel ricordo di quei giorni, è relativo al fatto che il CRT cambiava sede e si sarebbe trasferito al Teatro dell'Arte di fianco alla Triennale e io e P. abbiamo passato un'intera giornata dentro al teatro dismesso, da sole, a fare le foto. Quel giorno è stato bellissimo e un po' magico, ha anche suggellato per sempre la fine della mia collaborazione con il CRT, però le foto erano belle e non sono mai state usate.
Questi sono gli unici ricordi che ho di quel periodo, che forse è durato anni, non so più nemmeno quanto tempo è durato. I ricordi che mi sono rimasti sono come dei flash, delle foto, appunto. Oppure come quando si dimentica un sogno e rimangono solo delle sensazioni, alcune immagini.

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